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Ida Negrini 

Il ritratto polarizza le scelte tematiche di Ida Negrini e se ne intuisce la ragione che non è da ricercare unicamente nella predisposizione dell'artista a ritrarre le figura ma in motivi più complessi che fanno riferimento al periodo dell'apprendistato. provengono soprattutto dalla graduale acquisizione delle tecniche del disegno e poi della tavolozza  le quali, perfezionate in una scuola di notevole prestigio quale è stata quella annigoniana protrattasi nell'insegnamento esercitato dagli ex allievi, hanno stimolato la pittrice dapprima a "copiare" con rigore formale e successivamente a riproporre con interventi razionali gli oggetti, la natura e l'immagine umana.
Questultima, esigendo la padronanza dei valori anatomici che solo il disegno profondamente conosciuto nell'esercizio tecnico può riproporre ed esprimere ha voluto particolare importanza nella vita artistica della Negrini in quanto costituisce lo sviluppo logico dei dettami della disciplina come quella appresa a Firenze.
Perchè la figura e soprattutto il ritratto di severo impianto, se digeriti a dovere, rappresentano quel passaggio obbligato che prima o poi conduce all'entusiasmo, appena dopo che i risultati si rivelino posititvi. E l'affinamento del mestiere attiva una fase ulteriore che chiamerei d'incantamento in quanto facilita l'artista a superare le enormi difficotà opposte sempre dalla figura umana a qualsiasi linguaggio che abbia voluto offrire una interpretazione.
Ida Negrini dunque, a giudicare dalle sue opere, ha percorso felicemente questo itinerario lungo il quale la sua fine sensibilità  ha trovato il modo di manifestare validamente il sostegno prestato alla realizzazione dei programmi estetici via via affrontati. E mi par di individuare nei tempi pur diversi nei quali essa esibisce, insieme con capacità di cui è naturalmente dotata, anche quelle acquisite, mi sembra di riconoscere- dicevo- una puntuale riaffermazione di tutti i principi che ne guidano la mente e la mano nell'esecuzione del ritratto. Per cui accade di notare come anche quando si impegna in un paesaggio o in una natura morta, la pittrice esgua comunque il ritratto degli oggetti o delle marine o della campagna che lei sceglie a modello, in quanto l'abitudine a indagare il carattere della persona attraverso le fattezze fisionomiche  della figura, diviene metodo.
E come tale trasferisce all'anima delle cose e della natura i risultati dell'indagine passati attraverso l'io dell'artista. Ed  è tramite questo "incantesimo" che la Negrini quindi, ripropone i soggetti sulla tela o sulla tavola: un magico automatismo nel quale si innerva il procedimento analitico che proviene pertanto dall'interno del soggetto e ne rivela la vitalità più intima, come dire l'indole.
Disegnatrice di grande finezza infatti essa vuole esibire in qualsiasi tecnica le sue doti non avendo difficoltà a riproporre negli olii quanto già avvince attraverso la grafite o la sanguigna; e tuttavia è nel pastello che riesce a individuare la condizione privilegiata dalla propria forza espressiva e di conseguirvi le sfumature anche minime in cui il pensiero traduce i sentimenti di lei fondendoli con quelli della persona ritratta. Si avverte, nell'operazione istintiva, il suo inserimento nell'immagine: umori, convincimenti, ingenuità d'espressione quasi infantili, cioè, danno la sensazione dei transfert di personalità dell'autrice al dipinto.. E ciò accade, ripeto, anche quando il soggetto non è rappresentato da una figura. Ricordo un pastello dedicato alla melagrana: il frutto e un suo frammentosono delicatamente inseriti in una visione in cui una bottiglia e un piattino fanno atmosfera nell'ambiente rarefatto che mette in evidenza la trina della tovaglia meticolosamente verstica, la disposizione degli oggetti nella prospettiva dei piani leggermente ribaltati, l'accostamento misurato dei colori. Vi si afferma una regia dominata dalla grazia tutta femminileche accompagna nell'opera il trasferimento della personalità della pittrice, riflessavi per via di quel meccanismo complesso e misterioso che ho detto appunto magico.

Fra i dipinti spesso fascinosi per concessione di un immaginario fertile invocato a suggerire situazioni congeniali al talento e all'estro di Ida Negrini, mi vien fatto di segnalare infine quelli che si sono affaciati ad osservare l'agonia del secolo, a porgere al secondo millennio incombente un messaggio augurale; forse perchè recano "parole" di grande serenità espresse soprattutto nei paesaggi marini. Qui, nella trasparezza delle acque incontaminate che lambiscono nella risacca i bordi della costa, sembra di avvertire il suono di quelle parole che come un appello garbatissimo ma accorato: un invito cioè alla partecipazione corale nel tentativo di risvegliare i valori che in epoche di transizione come quella in cui siamo protagonisti hanno bisogno di stimoli pressanti per tornare  alla ribalta sul palcoscenico della vita. Un appello che ci coinvolge tutti, dai prim'attori ai figuranti.

                                                              Tommaso Paloscia


la spiaggia della vita

  La spiaggia della vita 

 olio su tela

52 x 58

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                                                                                               mailto:idanegrini@katamail.com